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“The Dirty Dozen”: La sporca dozzina
I celebri "Dirty Dozen" furono una serie di 145.000 orologi da campo commissionati dal Ministero della Difesa britannico a dodici storiche manifatture svizzere durante la Seconda Guerra Mondiale. Contraddistinti dal simbolo della Broad Arrow e dall'acronimo W.W.W., questi rari segnatempo militari sono oggi pezzi da collezione di inestimabile valore. Per ulteriori approfondimenti sulla storia dell'orologeria militare, visita il blog del sito.
“The Dirty Dozen“, pellicola cult diretta da Robert Aldrich nel 1967 (anno, tra l’altro, in cui sono nato), evoca subito scenari bellici. Eppure, in questa sede non parleremo di cinema, come ben sapete, bensì di lancette: segnatempo straordinari che hanno scritto la storia militare della seconda guerra mondiale. La “dozzina” in questione fa riferimento ai brand che decisero di sfidare le avversità di quei cupi decenni, impegnandosi a forgiare veri e propri strumenti da lavoro. Parliamo dei “pilot” per gli aviatori e dei “field” per le truppe di terra, in questo frangente ci concentreremo sui secondi, indispensabili per sincronizzare l’orario di un attacco, coordinare lo spostamento di un convoglio, rispettare un appuntamento tattico con il proprio reparto o gestire altre cruciali manovre strategiche. Nei film di guerra si sente spesso il gergo utilizzato per indicare una posizione; in volo, ad esempio, per segnalare la presenza del nemico il pilota comunicava: “Lo vedo a ore dieci”, il che significava individuarlo esattamente in direzione Nord-Ovest.
Il secondo conflitto di portata planetaria scoppiò nel 1939, gettando l’Europa nel caos. In quel frangente, la Gran Bretagna si trovò nella stringente necessità di un supporto industriale esterno per l’approvvigionamento dei dispositivi militari, poiché l’intero settore secondario nazionale era totalmente assorbito dalla produzione di armamenti e veicoli da combattimento.
Per l’accessorio più prezioso e utile al soldato in trincea – l’orologio da polso – il Ministero della Difesa britannico decise di rivolgersi alle manifatture orologiere svizzere.
Grazie allo status di neutralità mantenuto dalla Confederazione Elvetica nel conflitto globale, queste aziende potevano soddisfare la commessa in modo sicuro e in tempi estremamente rapidi.
Il capitolato militare (ovvero l’insieme delle specifiche tecniche) per la creazione dei segnatempo destinati alle truppe britanniche imponeva alle maison svizzere poche ma ferree caratteristiche.
La pietra angolare dell’intero progetto era l’affidabilità assoluta: l’orologio doveva garantire un’eccellente leggibilità, un quadrante rigorosamente nero, cifre arabe (luminescenti per la visione notturna), una cassa in acciaio inossidabile ad alta resistenza e, dote più importante di ogni altra, un’impermeabilità impeccabile ad acqua, polvere e fango.
La risposta a questa chiamata alle armi arrivò da tredici storiche manifatture elvetiche, che presentarono i propri modelli finiti, pronti a scendere sul campo di battaglia.
I dodici esemplari selezionati, sebbene esteticamente molto simili, differivano tra loro per piccoli dettagli come la foggia delle sfere, il diametro della cassa e l’architettura del calibro.
I marchi che presero parte all’impresa rappresentavano la colonna portante dell’orologeria svizzera dell’epoca: Omega, Jaeger-LeCoultre, IWC, Lemania, Cyma, Buren, Longines, Eterna, Vertex, Record, Timor, Grana ed Enicar.
Quest’ultima manifattura venne tuttavia esclusa in un secondo momento dalle forniture ministeriali, poiché rea di produrre orologi anche per lo schieramento nemico, ossia la Germania nazista.
Fu così che videro la luce i leggendari orologi ribattezzati Dirty Dozen (la Sporca Dozzina). Qualcuno potrebbe domandarsi per quale ragione il Ministero della Difesa di Londra decise di affidarsi a ben dodici marchi differenti per un unico tipo di orologio che condivideva le medesime specifiche. Il motivo risiedeva semplicemente nella necessità di sfornare una quantità enorme di pezzi nel minor tempo possibile, ottimizzando la distribuzione ai soldati e creando una solida riserva bellica. Ne vennero prodotti complessivamente ben 145.000 esemplari, ma si stima che una quota cospicua sia andata perduta o distrutta nel corso dei combattimenti.
Il volume di produzione non fu identico per tutte le case della “Dirty Dozen”. Alcune di esse, come Grana con appena 1.500 unità e Jaeger-LeCoultre con circa 8.000 pezzi, sono oggi i bersagli più ambiti dai collezionisti di tutto il mondo, proprio in virtù della loro estrema rarità.
All’interno di questa prestigiosa cerchia di orologi da campo, alcuni spiccano per l’eccellenza estetica e le sublimi finiture nascoste sotto il fondello.
Ci riferiamo in particolare ai calibri incassati da IWC e Longines. Nonostante il destino infausto e logorante a cui questi “poveri” orologi erano votati, le due maison non badarono a spese, riservando una cura estetica d’altri tempi ai loro cuori pulsanti meccanici.
A distinguere gli esemplari della “Dirty Dozen” dai normali segnatempo dell’epoca era un logo a forma di freccia, stampato sul quadrante e inciso sul retro della cassa.
Questo fregio, noto come British Broad Arrow, era il simbolo ufficiale che decretava la proprietà del governo britannico su un oggetto o un’arma. Non a caso, è possibile scoverlo su svariati reperti d’epoca, dai mezzi militari ai fucili.
I fondelli custodivano inoltre due distinti numeri di serie: quello militare, introdotto da una lettera maiuscola, e quello civile, punzonato subito sotto oppure all’interno del coperchio posteriore. Elemento distintivo assoluto è il celebre acronimo W.W.W. (Wrist Watch Waterproof), anch’esso inciso sia sul lato esterno sia su quello interno del fondello.
Essendo stati consegnati all’esercito inglese verso le battute finali del conflitto mondiale, le scorte rimaste nei magazzini erano notevoli. Così, una volta conclusa la Grande Guerra, gli stock vennero girati alle truppe olandesi, all’epoca impegnate in un conflitto coloniale in Indonesia.
Questa deviazione fece sì che moltissimi pezzi della “Dirty Dozen” in dotazione ai Paesi Bassi svanissero nel nulla durante la guerra in Asia. Tuttavia, il vero colpo di grazia – quello che ha reso questi segnatempo delle rarità assolute – arrivò negli anni ’70, quando ne venne ordinata la distruzione di massa a causa della pericolosa radioattività emanata dagli indici trattati al Radio.
In conclusione, se per un fortunato colpo di fortuna doveste scovare un vecchio orologio con la Broad Arrow sul quadrante svuotando il cassetto, sappiate che stringete tra le mani un frammento dal valore inestimabile della storia del XX secolo.
Schiere di collezionisti farebbero la fila pur di firmarvi un assegno a quattro zeri, specialmente se l’esemplare è rimasto completamente genuino. Purtroppo, nel corso dei decenni, molti pezzi della “Dirty Dozen” hanno subito rimaneggiamenti, sostituzioni di ruotismi o trapianti di componenti non coevi.
Secondo alcune indiscrezioni che circolano nell’ambiente, si contano poco meno di una ventina di collezionisti al mondo capaci di esibire la serie completa dei dodici modelli, perfettamente originali in ogni singolo dettaglio. Quanto possa valere oggi una collezione di questo calibro? Difficile persino da immaginare!
